Il principio della rana bollita

Oggi voglio raccontarti la storia della rana bollita.

Immagina un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Ora ti chiedo, cosa ha ucciso la rana?

Non è stata l’acqua bollente, ma l’incapacità della rana di decidere quando saltare.
Questa è una metafora della vita per comprendere che l’adattarsi non è sempre la scelta migliore da fare, anzi, spesso è la peggiore.
Quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta sfugge alla coscienza e non suscita, per la maggior parte del tempo, nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.
Possiamo applicare questo principio ad una gran varietà di situazioni che affrontiamo nella vita come il lavoro, una relazione, una situazione famigliare…insomma guardandosi intorno si possono scoprire molte situazioni nelle quali si ha la tendenza ad adagiarsi anziché lottare o “scappare”.

Paradossalmente preferiamo stare in una situazione di stasi, che non ci rende felici, che non ci ispira né gratifica, solo perché temiamo di doverci rimettere in gioco. Proprio come la rana, che per salvarsi dovrebbe cambiare la sua situazione e saltare fuori dalla pentola, e invece si adatta all’acqua finché non diventa insopportabile, perché il cambiamento la spaventa ancora di più dell’acqua bollente.

Il sottofondo è sempre lo stesso: “non è che sto poi così male!”
Così si accumulano piccole frustrazioni, piccole dosi di rabbia, di disagio, di paura che presto o tardi portano ad esplodere. Tutte le emozioni negative represse e sepolte da un apparente adeguamento vengono buttate fuori in una volta sola e spesso con dolore e conseguenze molto forti.
Accettare ogni cosa e adeguarsi, adagiandosi e lasciando che le cose accadono è il modo più facile e veloce per non vivere la vita come vorremmo.
Questo porta ad accumulare piccole dosi di dolore, piccole frustrazioni, che magari sul momento non crediamo neppure importanti o deleterie ma che a lungo andare possono sfociare in frustrazioni, depressioni e sostanzialmente all’infelicità.

Davvero vogliamo sopportare fino a quando non brucia? Fino a quando la situazione non diventa più sostenibile?

Sii consapevole che puoi scegliere di fare pensieri nuovi, di agire liberamente, di lasciare andare, di sbagliare e ricominciare.
Non è un percorso semplice e non accade dall’oggi al domani, ma è possibile!
Per evitare di adagiarsi ed adeguarsi dobbiamo affrontare la paura al cambiamento.

La rana è rimasta bollita nell’attesa. A te potrebbe andare diversamente ma difficilmente ciò accadrà per caso o per intervento di altre persone.
Non aspettare che “l’acqua bolla”: decidi di saltare! E attenzione, non si tratta di fuggire, ma di affrontare la situazione ed esaminare le possibili soluzioni, prima che sia troppo tardi.

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